Hanami (nome d’arte di Stefania Salvatori) arriva subliminalmente al cuore di chi osserva. Non sono racconti oggettivi della realtà, ma opere astratte che racchiudono il mondo di Hanami, scatenando così un probabile transfert, trascinando l’osservatore nel proprio vissuto, spalancando porte spesso non illuminate. Ogni tratto ha un suo “battito”, apparentemente casuale, ma il risultato finale, ha un suo impatto ben preciso. Colori vivi, carichi di luminosità, abbracciati fra loro, stretti, legati, che improvvisamente si aprono, dando spazio al nero, al buio. Ed è così che prende vita “Fuochi Fatui”, prima raccolta di opere, fino arrivare alle recenti opere libere. Il nero sempre presente, sarà il moto che farà apprezzare ogni volta la luce, il colore che accende e percorre la tela, la tavola di legno o pannello in forex che sia.

“tutto quel colore che si muove, prendendo forme non stabili, svela una grande indagine interiore, una profonda necessità di guidarci portandoci in quello spazio, dove tra luci e ombre il silenzio urla.”

Sandra Mariotti docente di Storia dell’Arte

“L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non lo è”

 

Paul Klee

Hanami (che può essere chiamata anche la notte del ciliegio) è un antica ricorrenza per il Giappone ed è la festa che celebra il ciliegio in fiore. Sin dalle prime spedizioni verso il lontano Oriente, fino ad arrivare al periodo dei grandi Imperi coloniali europei. Gli esploratori e antropologi del tempo osservarono con estremo interesse la cura nei confronti del Ciliegio, simbolo di buon auspicio e di pace interiore e soprattutto di rinascita della natura. L’Hanami è infatti la celebrazione della rinascita della natura espressa al meglio dai fiori di Ciliegio, ma anche della presa di coscienza della loro caducità. Il fiore di Ciliegio infatti fiorisce in breve tempo e altrettanto velocemente lascia l’albero per riconciliarsi al suolo. L’osservazione dello spettacolo dei fiori spinge i giapponesi a riflettere sul valore effimero della vita. Delicata e fragile ma allo stesso tempo tenace nella sua perfezione, rappresenta la bellezza e la caducità degli uomini al mondo.

Il ciclo vitale del fiore di ciliegio è dunque quello delle persone stesse: si nasce, si vive nello splendore, poi si lascia l’albero per morire e riconciliarsi pacificamente con il suolo, ossia il luogo cui proveniamo, osservazione che ci deve spingere ad amare il presente, a dargli il giusto valore e a goderne in ogni sfaccettatura.

Il fiore del Ciliegio si distingue per i suoi cinque petali.

Cinque sono gli elementi sacri ossia terra, acqua, aria, fuoco e vuoto.