Il percorso di un artista comincia dalla nascita, dal momento in cui i suoi sensi, unica fonte iniziale di conoscenza, vengono investiti da una messe di input e sensazioni che formano il suo impriting, anche se rimangono sotto la traccia della decodificazione razionale, fermentando e macerando sul fondo di una personalità incredibilmente plastica e malleabile, per poi esprimersi, anni dopo e senza nessun motivo apparente, in una curva o in un tratto duro, in un colore tenue o in accese pennellate feroci, a testimonianza di come il nostro vissuto, le nostre esperienze possano diluirsi e mescolarsi sul legno di una tavolozza e tradursi nei movimenti di un pennello. Poi, in un secondo momento non molto distante, questi input e queste sensazioni diventano ricordi, imprimendosi come calchi sulla superficie della memoria, a segnare il passo di un itinerario non rettilineo, ma accidentale e insidioso, fatto di ritorni e di bruschi balzi in avanti, perché nel vissuto della percezione del tempo, passato e presente e futuro si implicano a vicenda.

E la memoria, in questo gomitolo di fili intrecciati, è lo strumento privilegiato attraverso cui è possibile accedere alla natura esistenziale e qualitativa del tempo, in quel luogo in cui cogliamo, per intuizione, la realtà dall’interno e le evoluzioni del nostro io che dura e che si trasforma. Ciò è valido per tutti noi, ma per la conoscenza di un artista, che del proprio io lascia tracce palpabili al fine di renderle fruibili ad uno sguardo esterno e di modificarsi a sua volta in seguito a quella fruizione, è esperienza più che interessante avere la possibilità di accedere alla roccaforte di quella memoria, che non è il contenitore del passato, ma quel particolare e intimo luogo in cui è possibile fare esperienza di sé nell’incessante fluire del tempo: c’è memoria della vita trascorsa, ma anche della vita presente e futura, dei progetti, come dei desideri. E questo intreccio, in tutta la sua genealogica complessità, è emerso nella sua portata gravida di vita durante le conversazioni e lo scambio di e-mail con Stefania.

Marco Vassallo

Hanami (nome d’arte di Stefania Salvatori) nasce a Roma il 10 luglio 1977 dove vive fino ai tre anni, quando la famiglia si trasferisce in Toscana. Attratta dal disegno fin da bambina, compie tutti gli studi a Firenze diplomandosi in Grafica Pubblicitaria nel 1996. Hanami si specializza come Assistente educativo ai bambini diversamente abili e lavora per 15 anni nelle scuole della piana Pistoiese, dove si occupa di laboratori creativi mirati all’infanzia. Il disagio sociale dei più piccoli è in parte il cuore delle sue opere, dove trasferisce l’energia di quelle profonde emozioni. Parallelamente dipinge e porta avanti il suo laboratorio di pittura, partecipando a Mostre e Gallerie d’Arte. Partecipa agli eventi di Pistoia Capitale della Cultura 2017 con mostre personali e collettive. Tutt’ora lavora e crea i suoi quadri nello studio di via della Madonna, il centro culturale di Pistoia.

  • Quando dipingo intingo il pennello nel buio della notte e nella luce delle stelle